INTERVISTA AL PROF. LUIGI MAXMILIAN CALIGIURI (dr.ssa Elisabetta Saviotti)

INTERVISTA AL PROF. LUIGI MAXMILIAN CALIGIURI (dr.ssa Elisabetta Saviotti)

 Il movimento internazionale STOP5G chiede la moratoria al 5G fino a che studi scientifici non ne comprovino l’innocuità, seguendo un appello di 31000 scienziati in tutto il mondo tra cui il dr Martin Pall (Washington State University), tutti i medici I.S.D.E. (tra cui emerge per le sue pubblicazioni il dr. Agostino Di Ciaula), l’Istituto Ramazzini di Bentivoglio e il National Toxicology Program. In pratica il movimento STOP5G è solo a motivo della scienza indipendente che richiede questa moratoria. Inoltre poiché 5G non è stata mai testato, i cittadini potrebbero diventare come “cavie” di un esperimento rispetto a questa nuova tecnologia, delineandosi una possibile reale violazione di diversi trattati internazionali tra cui quello di Norimberga. Come specialista della materia ed accademico cosa ne pensa di questa richiesta di moratoria?

A partire dagli anni ’80 del secolo scorso tutta una serie di studi scientifici internazionali, tra cui anche quelli condotti dal nostro gruppo di ricerca internazionale presso il FoPRC, ha portato all’attenzione della comunità scientifica internazionale i possibili effetti biologici e sanitari conseguenti all’esposizione umana a campi elettromagnetici di origine antropica a radiofrequenza (RF) e microonde (MW) (per intenderci, l’intervallo di frequenza utilizzato per le trasmissioni della telefonia mobile cellulare, degli impianti wireless, etc.). Oltre agli evidenti effetti immediati o di tipo acuto, già di per se importanti, di natura termica di tali radiazioni, ossia quelli conseguenti ad un surriscaldamento dei tessuti in seguito all’assorbimento (a diverse profondità rispetto alla pelle in funzione della frequenza) di energia radiante, le ricerche hanno mostrato la possibilità che esposizioni prolungate a campi elettromagnetici a RF e MW anche di bassa o bassissima intensità, fossero in grado di interferire a diverso livello e secondo differenti meccanismi, con le normali attività fisiologiche. D’altra parte, ciò appare del tutto plausibile se si tiene presente che una gran parte dei processi fisiologici avvengono tramite fenomeni di natura elettromagnetica. Un punto nodale della questione è che tali interferenze potrebbero manifestarsi da un lato attraverso canali classici di tipo diverso rispetto a quelli sinora considerati e, dall’altro, attraverso canali di tipo non-classico ovvero bio-quantistico. Per quanto riguarda i primi, voglio citare un nostro lavoro del 2015, pubblicato su una rivista internazionale molto prestigiosa, in cui viene proposto un modello teorico in grado di descrivere i potenziali effetti delle radiazioni a RF e MW sui microtubuli delle cellule (ovvero le strutture che formano il cosiddetto citoscheletro ossia “l’ossatura” delle cellule stesse) anche per valori di intensità molto bassi. Per quanto riguarda il secondo aspetto, basti ricordare gli studi relativi alle dinamiche coerenti dei sistemi biologici e sull’interferenza tra queste e i campi e.m. esterni all’organismo. In tal senso, ad esempio, sono in corso già da alcuni anni, nell’ambito di una collaborazione scientifica internazionale Italo – Giapponese guidata dal sottoscritto presso il FoPRC, importanti studi teorici e sperimentali. L’introduzione della nuova tecnologia 5G andrebbe naturalmente a rappresentare un’ulteriore e potenzialmente importante fonte di esposizione della popolazione e dell’ambiente rispetto al clima elettromagnetico esistente (la tecnologia 5G, lo ricordiamo, ha caratteristiche specifiche che la rendono intrinsecamente differente da quelle attualmente impiegate per le radiotrasmissioni e che non consentono in generale di sostituire, almeno in tempi relativamente brevi e su larga scala, quest’ultime con il 5G). Infatti, oltre all’utilizzo di bande di frequenze molto più alte rispetto a quelle attualmente utilizzate nell’ambito delle radio telecomunicazioni terrestri (in Italia oltre alla banda dei 700 MHz, la banda 3.6-3.8 GHz e 26.5 – 27.5 GHZ) i cui effetti biologici e sanitari sull’uomo (specie per esposizioni a lungo termine) sono ancor ben poco studiati e noti (ma, molto probabilmente, caratterizzabili a partire dagli studi già disponibili), la diffusione capillare delle reti 5G (dettata anche dalla necessità tecnica di avere un maggior numero di sorgenti in volumi di spazio mediamente inferiori rispetto alla situazione attuale) e il numero elevato di dispositivi (non solo dispositivi cellulari e wireless per telecomunicazione ma anche elettrodomestici, accessori indossabili, etc.) in grado di connettersi simultaneamente alla rete (la cosiddetta “Internet delle cose”) potrebbero determinare un incremento a priori non quantificabile dell’esposizione umana ed ambientale sia in termini spaziali che temporali anche e soprattutto all’interno di luoghi “sensibili” e nei confronti di soggetti “sensibili” (soprattutto i giovani nella fase di crescita e sviluppo).

Tale scenario è di per sé sufficiente a giustificare ed imporre un approccio cautelativo, basato su una applicazione del “Principio di Precauzione” (PdP), ovviamente a patto che questo sia suffragato da considerazioni e valutazioni di natura tecnica, gestionale e amministrativa non improvvisate ma di natura rigorosamente scientifica e, soprattutto, di tipo indipendente e scevre da conflitti di interesse. Si tratta quindi di scegliere tra due approcci alternativi: il primo che suggerisce di procedere con l’implementazione senza ostacoli della nuova tecnologi 5G fino a quando non ne sarà accertata la pericolosità, il secondo che, in maniera cautelativa e adottando il PdP, imporrebbe di sospendere o quantomeno restringere a pochi ambiti specifici (sostanzialmente quelli in cui l’esposizione rimarrebbe comunque estremamente limitata nello spazio e nel tempo), tale implementazione finché gli studi scientifici non siano in grado di accertare inequivocabilmente la non-pericolosità delle relative emissioni. Tale scelta dovrà essere attentamente valutata sulla base di una seria analisi del rapporto costi – benefici ovvero di quanto siamo disposti a rischiare la nostra salute in assenza di elementi sufficienti di valutazione per ottenere dei vantaggi che, in molti casi, sono oggi molto più apparenti che sostanziali, se non in contesti molto limitati e specifici.

Ricordiamo che il primo tipo di atteggiamento è stato già adottato, con risultati che sono ahinoi ben noti, ad esempio nel caso dell’amianto, la formaldeide, il mercurio e, inizialmente, le radiazioni ionizzanti per scopi diagnostici (raggi X), solo per citarne alcuni. Per tali ragioni credo che il contenuto e i principi ispiratori del documento di moratoria a cui lei faceva riferimento siano oggi sostanzialmente e ragionevolmente assolutamente condivisibili. Ciò non significa, tuttavia, da qui debba conseguire un’opposizione generalizzata e ingiustificata allo sviluppo tecnologico che ha avuto e sicuramente avrà, se gestito in maniera consapevole a tutti i livelli progettuali e decisionali, un ruolo fondamentale nel miglioramento delle condizioni di vita e nel progresso della razza umana, ma significa assicurare, per quanto possibile, che tale sviluppo sia sempre rispettoso dei diritti fondamentali dell’uomo e, in primo luogo di quello alla salute. Vorrei ricordare, a tale proposito, il ruolo fondamentale che la ricerca scientifica pura e applicata deve giocare nel trovare e sviluppare soluzioni tecnologiche (nei più svariati campi dalla produzione di energia, alle telecomunicazioni, dalla sensoristica all’Intelligenza artificiale, etc.) caratterizzate da impatti sanitari ed ambientali prossimi allo zero o nulli e sono orgoglioso si sottolineare che il mio gruppo di ricerca è attualmente impegnato in studi e sperimentazioni atte a conseguire tali risultati nel breve e lungo periodo.

Considerato che le frequenze del 5G sono state vendute all’asta in ottobre 2018 senza il parere sanitario delle agenzie di salute pubblica (previsto dalla Legge di Riforma Sanitaria n. 833 del 1978 fonte associazione A.M.I.C.A.), e i sindaci sono responsabili della salute dei loro cittadini, quale secondo lei dovrebbe essere la posizione di un sindaco in merito al 5G?

Direi di estrema prudenza anche a fronte di tutta una serie di pressioni che, verosimilmente, vengono esercitate sugli amministratori locali in un settore in cui esistono cospicui interessi commerciali ed economici. Anche in questo caso ciò non si deve tradurre in divieti generalizzati ed immotivati, che sarebbe di per sé un atteggiamento antiscientifico, ma in una seria e rigorosa valutazione delle istanze relative alle installazioni, a fronte della scarsità degli elementi di valutazione rispetto alla nuova tecnologia 5G e dei risultati che provengono dal mondo scientifico indipendente, basata necessariamente sull’imparziale applicazione del Principio di Precauzione.

E in merito al 2,3,4 G (che si sommeranno alla nuova tecnologia)?

Come ho detto già prima tali tecnologie non sono assolutamente scevre dalle problematiche di impatto sanitario e ambientale sopra delineate anzi, per esse esistono, ad oggi, elementi di conoscenza ben fondati in relazione ai possibili rischi sanitari posti in essere dall’esposizioni ai campi elettromagnetici da esse generati. Per tale ragione è necessario e opportuno operare, in riferimento ad esse, limitando il più possibile le esposizioni necessarie o inevitabili (a tutti noi sarà capitato di effettuare una telefonata di emergenza o di comunicare in situazioni di necessità, o di sottoporti ad esami diagnostici, etc.) e eliminando quelle superflue (utilizzo smoderato di tablet, wi-fi, smartphone, etc.).

Le leggi attualmente in Italia sono adeguate rispetto alla tutela della salute dei cittadini da danni di elettrosmog da radiofrequenze?

Purtroppo, come ben noto, la normativa attualmente in vigore nel nostro Paese, così come del resto quelle adottate anche in molti altri Stati, non sono in grado di offrire un adeguato livello di tutela dai possibili rischi derivanti dall’esposizioni a campi elettromagnetici non ionizzanti a lungo termine. La normativa nazionale italiana infatti, costituita dalla L. 36/01 “Legge Quadro sull’Inquinamento Elettromagnetico” e, nella fattispecie, dal DPCM 8 luglio 2003 “Fissazione dei limiti di esposizione e dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300GHz” oltre ad essere oramai del tutto obsoleta, in quanto, risalendo a più di 15 anni fa, non tiene conto dei risultati più recenti della ricerca scientifica in tale settore, risulta pensata sostanzialmente in relazione alla protezione dagli effetti acuti o immediati (sostanzialmente riconducibili al riscaldamento dei tessuti) e non a quelli eventualmente dovuti ad esposizioni prolungate a bassi o bassissimi valori di campo; né l’introduzione, a tal fine secondo le intenzioni del legislatore, dei concetti di “valori di attenzione” e “obiettivo di qualità” associati al valore di 6 V/m per l’intensità efficace del campo elettromagnetico, può essere ritenuta esaustiva in ordine all’assicurazione di un adeguato livello di protezione, essendo l’assunto valore di 6 V/m privo di qualsiasi riferimento a studi scientifici in grado di individuarlo e motivarlo espressamente. Inoltre l’attuale normativa non tiene in alcun conto gli eventuali effetti specifici associati alle le caratteristiche dei segnali elettromagnetici irradiati dai dispositivi (quali, ad esempio, forma d’onda, modulazione, composizione spettrale, etc.). Risulta pertanto essenziale, a mio avviso, procedere ad una urgente rivisitazione di tale normativa nella direzione di una maggiore aderenza all’attuale scenario conoscitivo in relazione agli effetti biologici e sanitari dell’esposizione ai campi elettromagnetici, tale necessità interessa anche le normative regionali di recepimento di quella nazionale che, ove presenti, spesso non sono in grado di fornire linee guida operative utili agli Enti locali per affrontare adeguatamente tale problematica.  

I limiti cautelativi attuali 6 v/m sono adeguati? Considerando che vorrebbero aumentarli a 61 v/m cosa potrebbe comportare questo aumento?

Comporterebbe la possibilità di autorizzare un numero di sorgenti estremamente maggiore (in quanto in questo caso il loro contributo cumulativo in termini di intensità di campo elettromagnetico dovrebbe soddisfare ad un valore limite più elevato) con conseguente possibilità di incremento notevole dei livelli di esposizione.

Come può un sindaco italiano difendere il proprio territorio dalla proliferazione spropositata di antenne di telefonica 4G, wifi, win max,…etc.?

Innanzitutto: attraverso l’adozione degli strumenti di regolamentazione che l’attuale normativa (art. 8 della L. 36/01) già prevede per i Comuni ovvero la redazione e l’adozione di un Regolamento – Piano comunale per il corretto insediamento territoriale degli impianti radioelettrici e delle sorgenti di campo elettromagnetico, che si ispiri ai risultati più recenti della ricerca scientifica accreditata e della giurisprudenza tecnica nel settore specifico in ossequio al principio di precauzione; nel contempo attraverso un’attività di formazione e informazione capillare e continua, soprattutto nelle scuole ma anche in tutte le sedi istituzionali possibili, ad un uso corretto delle apparecchiature generanti campi elettromagnetici non ionizzanti a RF e MW, finalizzate ad una limitazione delle esposizioni. In particolare tali Piani – Regolamenti dovrebbero essere realizzati secondo metodiche innovative in modo che essi non sia limitino a rappresentare meri dispositivi passivi di localizzazione ma strumenti attivi in grado di garantire all’Amministrazione e alla popolazione un adeguato livello di tutela attraverso la valutazione effettiva dei livelli di esposizioni e degli impatti e dell’effettiva necessità / opportunità dell’installazione di nuovi impianti o modifica di quelli esistenti.

In riferimento a tale aspetto vorrei comunicarvi che il Foundation of Physics Research Center (FoPRC), Ente internazionale indipendente di ricerca scientifica che ho l’onore di dirigere, attraverso la propria divisione di biofisica teorica e applicata e le strutture di supporto legale, sta avviando tutta una serie di collaborazioni istituzionali con Enti e Associazioni per la fornitura di un adeguato supporto scientifico e tecnico – giuridico.

Tale Ente sta attivando un’OSSERVATORIO NAZIONALE INDIPENDENTE SUI SISTEMI TERRESTRI DI COMUNICAZIONI ELETTRONICHE che assuma la funzione istituzionale di raccogliere, sotto forma di banca dati pubblica e liberamente fruibile, i dati tecnico-scientifici rilevati attraverso le misurazioni strumentali dei livelli di campo elettromagnetico, per come effettuata da ogni comune, in particolare da quelli interessati dai sistemi sperimentali 5G, resi operativi in esecuzione della Delibera nr. 231/18/CONS dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Tale OSSERVATORIO, potrà funzionare come PIATTAFORMA TELEMATICA GRATUITA utile a gestire la rete/gruppo di lavoro su tale tematica, valorizzando dinamiche collaborative e di confronto tra Istituzioni, cittadini, loro rappresentanze ed Enti di Ricerca. Tutti i soggetti interessati potranno utilizzare la piattaforma per condividere e divulgare dati scientifici ed attivare protocolli di comunicazione, mailing e quant’altro.

Per il piano antenne che tipo di esperti possono farlo? Quali sono i requisiti che una amministrazione comunale dovrebbe richiedere agli esperti? quali sono i costi e i tempi?

Vista la complessità dello scenario attuale (molteplicità di sorgenti, emergere di nuove tecnologie, differenziazione degli ambienti di esposizione, etc.) mi sembra quanto meno opportuno, per non dire necessario, il possesso di un’elevata e specialistica competenza non solo specificamente tecnica (conoscenza della tipologia delle sorgenti, dei meccanismi e delle tipologie di emissione, etc.) ma anche scientifica (in relazione alla conoscenza e applicazione dei risultati della ricerca scientifica in campo internazionale) e giuridica (giurisprudenza tecnica nel settore specifico). Per quanto riguarda tempi e costi ovviamente non si può fare una stima a priori ma è necessaria una valutazione specifica delle problematiche e delle criticità caso per caso, tuttavia sarebbe comunque auspicabile, qualora possibile, che le azioni di pianificazione – regolamentazione coinvolgessero aggregazioni di più comuni, al fine di garantire in primis una maggiore uniformità ed efficacia delle procedure ma anche una riduzione dei costi di realizzazione.

La ringrazio per il tempo e per le informazioni che ci ha dato, le divulgheremo ai nostri

Il Prof. Luigi Maxmilian Caligiuri è direttore scientifico del Foundation of Physics Research Center (FoPRC) – Ente internazionale indipendente di ricerca, già docente di Fisica nelle Università, esperto di fama internazionale in materia di tutela dall’inquinamento elettromagnetico, è autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche e membro del comitato scientifico di decine di riviste scientifiche internazionali di Fisica Teorica ed applicata. Membro esperto dell’International Engineering and Technology Institute e della Natural Philosophy Alliance (NPA) Americana. Dal 2014 al 2016 è stato inoltre Direttore Esecutivo della Divisione Progetti Scientifici presso la International Society for Space Science (ISSS). Inserito nel 2016 e nel 2019, nell’elenco delle personalità scientifiche di rilevanza internazionale stilato dal maquis Who’s Who in the World e premiato, nel 2017, come uno dei primi 100 scienziati al Mondo dell’International Biographical centre di Cambridge, si occupa, in particolare, di fisica e biofisica quantistica, metrologia ambientale, nonché dello studio degli effetti biologici e sanitari dei campi elettromagnetici sull’uomo e sull’ambiente. Ha redatto, a partire dai primi anni 2000, diverse decine di regolamenti comunali per il corretto insediamento degli impianti radioelettrici e valutazioni di impatto elettromagnetico – sanitario di impianti radioelettrici e di infrastrutture di rilevanza nazionale. Ha curato, inoltre, le consulenze tecnico-scientifiche in base alle quali sono stati operati, da parte della Magistratura penale e civile, i primi sequestri in Italia di impianti per radiotelecomunicazioni.

Alcuni riferimenti bibliografici (sintesi)

Articoli divulgativi

Luigi Maxmilian Caligiuri, “Campi elettromagnetici e salute: quale verità ?”, Scienza & Conoscenza, n. 44, aprile/maggio/giugno 2013, Macro Edizioni.

Luigi Maxmilian Caligiuri, “I campi elettromagnetici danneggiano la ghiandola pineale ?”, Scienza & Conoscenza, n. 55, febbraio 2016, Macro Edizioni.

Luigi Maxmilian Caligiuri, “Biofotoni: un mistero da risolvere”, Scienza & Conoscenza, n. 65, luglio 2018, Macro Edizioni.

Articoli specialistici

Luigi Maxmilian Caligiuri, “Zero-Point Field, QED Coherence, Living Systems and Biophotons Emission”, Open Journal of Biophysics, vol. 5 n. 1, January 2015

Luigi Maxmilian Caligiuri, “A novel model of interaction between high frequency electromagnetic non-ionizing fields and microtubules viewed as coupled two-degrees of freedom harmonic oscillators”, Current Topics in Medicinal Chemistry, 15(6), pp. 549-558, 2015 citato anche in PubMed (US National Library of Medicine National Institute of Health) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25714384

M. Vasile, L.M. Caligiuri, F. Lamonaca, A. Nastro, T. Beiu, “NonIonizing electromagnetic radiation (EMF) and their influence on the health of living organims”, Annals Series on Biological Sciences, Academy of Romanian Scientists, vol. 3, n. 2, pp. 5-18, 2014.

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